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Oltrepò Pavese e il suo Pinot Nero, tra nuovi orizzonti e sfide da cogliere

Talk
di Antonio Stanzione

Talk ‘n’ Toast – Conversazioni sul Pinot Nero

Il Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese sbarca a Roma con una delegazione di 29 aziende per raccontare le diverse espressioni di questo vitigno straordinario e parlare di futuro

Come sta cambiando la percezione dei consumatori nei confronti del Pinot Nero dell’Oltrepò Pavese? Cosa stanno facendo i produttori per conquistare i gusti del pubblico? Quali opportunità e quali prospettive di crescita per questo territorio che ha ancora un grande potenziale da esprimere?

Questi i temi al centro della seconda edizione di “Talk ’n’ Toast – Conversazioni sul Pinot Nero” che martedì 31 maggio ha riunito al Beef Bazaar di Roma 29 produttori dell’Oltrepò Pavese, giornalisti di settore, sommelier e addetti ai lavori, per parlare, con il coordinamento del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese, delle diverse espressioni del Pinot Nero, coltivato su queste colline da quasi due secoli, e del futuro di questo territorio che ha ancora tanto da raccontare.

Il Talk

 “L’Oltrepò Pavese è il più esteso vigneto di Pinot Nero in Italia, eppure ancora se ne parla troppo poco”, ha esordito così Filippo Bartolotta. “E’ l’isola che non c’è. Dall’anno scorso, però, un gruppo di produttori ha deciso di unire le forze per raccontare il loro lavoro, il loro territorio a far conoscere i loro vini: Pinot Nero Metodo Classico (è nato qui il primo mai prodotto in Italia, nel 1865) e Pinot Nero in rosso complessi ed eleganti. È il momento di svelare la strada di questo lembo occidentale di Appennino per esplorare l’isola di Pinot Nero italiana che c’è e attende di esser scoperta”.

Di reputazione e brand identity dell’Oltrepò Pavese ha parlato invece Adua Villa che si è soffermata su quanto la ricerca della parola chiave Pinot Nero sul web sia frequente, ma su quanto poco venga associata al territorio dell’Oltrepò.

“I consumatori che amano questo vitigno, nelle sue espressioni più importanti, sono tanti – ha sottolineato Adua Villa – ma sembrano più restii a scegliere il Pinot Nero dell’Oltrepò. Tuttavia, in questi ultimi anni, le aziende hanno cominciato a lavorare non solo sulla qualità dei vini, ma anche sulla comunicazione per stimolare interesse e rivelare con più decisione il lavoro che stanno portando avanti. Il confronto di oggi dimostra quanto impegno ci sia da parte anche del Consorzio nel riunire tutte le anime produttive dell’Oltrepò per marciare insieme lungo questo percorso di promozione del territorio e del suo vitigno principe”.

Il 75% del vigneto di Pinot Nero italiano si coltiva in Oltrepò. In questo triangolo, incastonato tra Piemonte, Emilia e Liguria, dei 13.000 ettari vitati, 3.000 sono coltivati a Pinot Nero, confermandosi così l’area di maggiore produzione in Europa, dopo Borgogna e Champagne. Il vitigno in questa zona riesce, storicamente, ad esprimere con successo le sue due anime, quella pregiata della vinificazione in rosso e quella della raffinata bollicina Metodo Classico. Alla base di questa varietà e ricchezza di espressioni c’è una felice combinazione di fattori: le caratteristiche uniche del suolo, il clima particolare, ma anche l’intraprendenza delle aziende, per lo più a gestione familiare. Un gruppo di produttori che, con la guida del Consorzio, guarda al futuro e investe in sperimentazione, sostenibilità e ricerca.

E proprio in questa direzione, alcune aziende stanno introducendo nuove linee a base di Pinot Nero, meno impegnative e più giovani e fresche, con l’obiettivo di intercettare una fetta più ampia di consumatori e non solo, dunque, quella nicchia di appassionati che ricerca i grandi Pinot Nero. Uno stile più contemporaneo e democratico che si propone di conquistare il grande pubblico, pur mantenendo altissimi gli standard di qualità, esaltando tutte le caratteristiche del territorio e conferendo ai vini un’impronta sempre più internazionale.

Oltre all’aspetto commerciale, grazie al supporto del Consorzio, i produttori stanno inoltre introducendo tutta una serie di iniziative di comunicazione il cui obiettivo è affermare l’identità del Pinot Nero dell’Oltrepò Pavese raccontando cosa lo rende diverso dagli altri vini.

Altro tema di grande attualità che è stato affrontato durante il talk è quello del cambiamento climatico che, nel caso dell’Oltrepò, potrebbe rappresentare un’opportunità visto che, a differenze di altri territori, sulle colline c’è ancora spazio per impiantare vigneti. Le straordinarie pendenze, che raggiungono anche i 45 gradi, e il clima fresco d’estate e mite d’inverno, creano le condizioni ottimali per coltivare questo vitigno così delicato e per certi versi difficile. Al punto che, secondo alcuni produttori, il futuro del Pinot Nero dell’Oltrepò sarebbe ancora tutto da scrivere.

Soddisfazione per la grande partecipazione all’evento è stata espressa dal Direttore del Consorzio, Carlo Veronese che ha sottolineato l’importanza di promuovere il territorio dell’Oltrepò Pavese attraverso un progetto condiviso, “perché solo se andiamo tutti nella stessa direzione si possono raggiungere traguardi ambiziosi. Il fatto che sempre più aziende stiano sposando questo progetto dimostra che la strada intrapresa è quella giusta”.

L’iniziativa, infatti, fa parte di un ciclo di eventi, dedicato ad operatori e stampa di settore, partito nel 2021. La prima manifestazione che ha dato il via al progetto “Oltrepò – Terra di Pinot Nero, un territorio, un vitigno, due eccellenze” si è svolta a settembre presso la Tenuta Pegazzera di Casteggio, Pavia. Successivamente, a dicembre, si è tenuto a Milano, presso il Ristorante DaDa in Taverna, il primo “Talk ‘n’ Toast – Conversazioni sul Pinot Nero”. Il successo del format ha spinto il Consorzio e le aziende a ripetere l’esperienza anche nella Capitale. Dal primo evento ad oggi, i produttori che aderiscono al progetto sono passati da 20 a 29, a conferma del desiderio crescente di fare squadra per promuovere e raccontare il territorio con una voce unica.

Il Toast

Al “talk” è seguito il “toast“, con la degustazione dei Pinot Nero dell’Oltrepò Pavese vinificati in rosso e degli Oltrepò Pavese Metodo Classico delle 29 cantine partecipanti: Alessio Brandolini, Az. Agr. Torti l’Eleganza del Vino, Azienda Agricola Pietro Torti, Az. Agr. Bio Quaquarini Francesco, Az. Agr. Cà del Gè, Ballabio, Bertè & Cordini, Bosco Longhino, Bruno Verdi, Ca’ Di Frara, Calatroni Vini, Cantine Cavallotti, Castello di Cigognola, Conte Vistarino, Cordero San Giorgio, Finigeto, Frecciarossa, Giorgi, Giulio Fiamberti, La Piotta, La Travaglina Azienda Agricola, Lefiole, Manuelina, Monsupello, Montelio, Oltrenero, Rossetti & Scrivani, Tenuta Mazzolino, Tenuta Travaglino.

Di seguito le nostre impressioni sui vini degustati (in ordine alfabetico per azienda)

Azienda Agricola Pietro Torti, il Pinot Nero Metodo Classico DOCG Nature 2018, rapisce grazie ad un olfatto che dona sensazioni floreali e di frutta a polpa bianca che anticipano ritoni speziati, minerali e di crosta di pane. Pieno, cremoso, sapido e persistente il sorso.

Azienda Agricola Quaquarini Francesco BIO, il suo Pinot Nero Spumante Classese Docg Metodo Classico Millesimato 2014 ha colpito per le sue fragranti note fruttate al naso e il sorso lungo e cremoso.

Calatroni Vini stupisce con i suoi spumanti Poggio dei Duca e Norema ma quello che si scolpisce nella memoria è il Cuveè Rosè 2015, un vino elegante, e con un bouquet olfattivo ricco, fruttato e speziato con un sottofondo minerale. Cremoso, morbido e dinamico il sorso.

La giovane azienda Cordero San Giorgio propone un vino che senza dubbio farà parlare di sè, Partù 2019 è un Pinot Nero intrigante e affascinante al naso con note di piccoli frutti rossi, pepe nero e violetta in bella mostra. Il sorso è morbido, vellutato ed elegante.

Frecciarossa attira i partecipanti all’evento con la fragranza e la finezza del suo Extra Brut 2019 ma il Pinot Nero Giorgio Odero 2017 ti scalda il cuore, un nettare fine e sinuoso al naso con sfumature fruttate e tostate che anticipano un assaggio di grande piacevolezza e persistenza.

Il Pinot Nero Nature 2018 di La Piotta è uno di quei vini che vorresti non finissero mai, fragrante, fruttato e minerale al naso con una bolla di grande cremosità, finezza e sapidità al palato; fresco e dinamico Piota 2020.

Chiudiamo la carrellata dei nostri assaggi bio con dei veri fuochi d’artificio; il Cruasè 2015 di Tenuta Mazzolino è uno spumante intrigante e complesso, dotato di grande equilibrio gusto-olfattivo e sapidità; il nuovissimo Terrazze Alte 2020 è un vino fragrante e fruttato; ma siccome gli ultimi saranno i primi, chiudo la mia carrellata con un nettare il cui  nome da solo ti entra dentro, Noir 2018 ha un naso elegante che si apre con sensazioni floreali di viola, cenni fruttati e speziati, quindi erbe aromatiche, tabacco e vaniglia lasciano spazio ad un sorso  dinamico, fresco, sapido e dal tannino carezzevole.