di Laura Angelica Ferrero
G.D.Vajra e la sua biodiversità
Pioniera nella coltivazione biologica, la famiglia G.D. Vajra fu, all’inizio degli anni ’70, una delle prime aziende ad ottenere la certificazione bio in Piemonte. L’artigianalità dell’azienda è un’attitudine che coltivano in tutti i dettagli: dalla cura meticolosa dei vigneti, alla triplice cernita manuale di tutte le uve fino al controllo acino per acino.
L’azienda, oggi guidata da Aldo dalla moglie Milena e dai tre figli, esprime appieno la tipicità del territorio con vini dalla grande finezza e complessità.
La filosofia dell’azienda, è improntata sulla sensibilità in vigna e poi in cantina “il vino non si fa solo con il cervello, ogni annata è diversa, la sfida è ottenere ottimi risultati con vini che esprimono la loro tipicità in ogni annata”. La vendemmia 2024, definita da Aldo Vaira faticosa, risulta più simile a quelle di 20/30 anni fa, ma con un risultato eccellente.

Sono 20 le varietà di uve coltivate ad oggi da Vajra: tra queste il dolcetto, un vitigno da molti produttori ormai abbandonato sia perché difficile da comunicare, dato il suo nome, sia perché avendo una buccia delicata ricca di pectine, soffre l’ossidazione durante la vinificazione. La prima selezione massale di dolcetto di Aldo Vaira “a picciolo rosso”, evidenziò un vino più complesso con più carattere. Oltre al nebbiolo e alla barbera, Aldo, coltiva anche varietà indigene quali Freisa e Moscato, introducendo nella produzione qualche outsider come il Riesling e il Pinot Nero.
Nel 1989 la famiglia Vajra costruisce la nuova e attuale cantina. La ricerca della famiglia porta a due artisti uno che vive a Gerusalemme e uno a Pavia. Per una mera questione di distanze si è optato per l’artista italiano, un frate, Padre Costantino Ruggeri, che studiò all’accademia di Brera, amava Le Corbusier e la filosofia di Matisse e che progettò le singolari vetrate della cantina, che ricordano, in effetti, quelle di una cattedrale.

La degustazione
Dolcetto d’Alba Coste & Fossati 2023: da due vigneti di vecchi ceppi (40 anni) a 430/460 metri slm con vinificazione solo in acciaio, regala un frutto ricco, un tannino rotondo, nella sua semplicità e schiettezza è il vino perfetto in abbinamento con la cucina vegetariana, con le uova, i funghi i legumi e i comfort food.
Barbera d’Alba 2023: è la fotografia del barbera classico, piante giovani, vinificazione solo in acciaio, ne esaltano nel bicchiere la croccantezza e la freschezza del frutto, schietto dalla ricca personalità.
Barbera d’Alba Superiore 2022: in vigne di circa 40 anni e da uve selezionate, a ridosso del comune di Serralunga d’Alba, da suoli “mascolini”, ricchi di calcare, con ph basici, ne scaturisce un vino capace di evolvere nel tempo, “un barbera che baroleggia”, come i vecchi contadini usano dire. All’assaggio, il frutto rosso più concentrato e la succosità aprono ad una bevuta fresca ,dalla grande corposità e grassezza, con note tostate e lunga persistenza.
Barolo Albe 2020: il barolo definito della tradizione, tributo all’antica arte di assemblare diversi vigneti, Fossati, La Volta e Costa di Vergne. Sorprende per il suo equilibrio, la morbidezza, grazie all’esposizione sud, sud ovest delle vigne, che, con il calore del sole fino a tardo pomeriggio contribuisce a dare maggior rotondità e note fruttate al vino.
Barolo Coste di Rose 2020: da singola vigna tra il cru Bussia e il cru Cannubi, la vigna, protetta da un canale con un microclima perfetto e dal terreno prevalentemente sabbioso, regala un barolo che gioca sulle delicatezze, sui sentori floreali e su una spiccata sapidità, “femminile” dal tannino delicato.
Barolo Ravera 2020: nella zona storica del comune di Novello, la vigna è in un piccolo anfiteatro nella parte bassa della collina, con un clima caldo e ventilato, esprime al naso il frutto rosso, in bocca esplosione di freschezza di corpo, di struttura e di potenza, grazie al terreno, definito a “lasagna”, la marna calcarea argillosa con ferro e manganese dona sul finale tannini diretti e avvolgenti.
Barolo Bricco delle Viole 2020: nella parte parte più alta della collina di Barolo a 480 metri slm, da terreni limosi, argillosi e calcarei, in una vigna caratterizzata da un microclima ottimale con piante di almeno 45 anni nasce un vino dai profumi floreali profondi con sbuffi di bacche rosse, lavanda e grafite, dal tannino pieno, cesellato che si allarga avvolgendo il palato.

