di Antonio Stanzione
Sasà Sorrentino: la materia come racconto contemporaneo
Il 1973 ha visto diversi avvenimenti in giro per il globo, dal colpo di Stato in Cile che vede rovesciare il governo di Salvador Allende dal generale Augusto Pinochet allo scandalo del Watergate che spingono alle dimissione l’allora presidente degli Stati Uniti Richard Nixon.
Nello stesso anno a Pagani, in provincia di Salerno, nasceva Sasà Sorrentino.
Nel panorama dell’arte contemporanea italiana, Sasà Sorrentino occupa una posizione riconoscibile e autonoma, grazie a un linguaggio espressivo che mette al centro la materia e il gesto manuale. Artista e scultore Sorrentino ha costruito negli anni un percorso coerente, capace di dialogare con la tradizione artigianale senza rinunciare a una visione fortemente attuale.
La sua pratica artistica nasce da una formazione solida, che attraversa il Liceo Artistico e gli studi legati al restauro archeologico a Firenze. Un background che gli ha permesso di sviluppare un profondo rispetto per i materiali e per la storia che essi portano con sé. È proprio da questa consapevolezza che prende forma la sua ricerca, orientata verso la ceramica e la scultura come strumenti privilegiati di espressione.
La ceramica come esperienza totale
Per Sasà Sorrentino, la ceramica non è una semplice tecnica, ma un vero e proprio processo vitale. Terra, acqua, aria e fuoco si incontrano in un equilibrio delicato che l’artista considera essenziale, quasi rituale. La trasformazione della materia diventa così metafora dell’esistenza: fragile, imperfetta, ma autentica.
Nel suo lavoro, la manualità è centrale. Ogni opera conserva le tracce del gesto, del tempo e dell’energia impiegata nella sua realizzazione. Questo approccio restituisce alle sculture una forte carica emotiva, capace di coinvolgere lo spettatore non solo visivamente, ma anche sul piano simbolico e sensoriale.
Ironia, memoria e oggetti reinventati
Uno degli aspetti più caratteristici della produzione di Sorrentino è la sua capacità di reinterpretare forme e oggetti legati alla quotidianità. Elementi comuni, spesso appartenenti all’immaginario collettivo o alla cultura popolare del Sud Italia, vengono trasformati in sculture dal significato aperto, sospese tra funzione e pura espressione artistica.
L’ironia gioca un ruolo fondamentale: animali, figure ibride e oggetti riconoscibili assumono nuove identità, invitando a una lettura che oscilla tra leggerezza e riflessione. Le sue opere non impongono una narrazione unica, ma suggeriscono percorsi interpretativi personali, in cui memoria, tradizione e contemporaneità convivono.
Un’arte consapevole e sostenibile
Accanto alla ricerca formale, Sasà Sorrentino porta avanti un’attenzione concreta verso la sostenibilità e il rispetto dell’ambiente. Le tecniche di lavorazione e la scelta dei materiali rispondono a un’idea di arte responsabile, pensata per durare nel tempo e per instaurare un dialogo sincero con lo spazio che la accoglie.
In un contesto artistico sempre più orientato alla smaterializzazione e al digitale, il lavoro di Sorrentino rappresenta un ritorno consapevole alla fisicità e alla lentezza del fare. Le sue sculture sono oggetti che raccontano storie, frammenti di un’identità culturale che si rinnova senza perdere le proprie radici ed è proprio qui che prende forma i premio packaging ideato per Guida Bio.
Un racconto silenzioso per celebrare un una comunicazione visiva aperta, originale ed elegante allo stesso tempo, là dove l’estetica diventa custode di valori antichi.
“Questa opera non è solo materia plasmata, – afferma Sorrentino – ma una riflessione intima sulle affinità segrete tra la coltivazione della vite e l’arte della ceramica: due gesti lenti, pazienti, che richiedono ascolto, rispetto e tempo. Entrambe affondano le radici nello stesso grembo originario, dove la terra non è semplice supporto, ma principio vitale.
L’argilla, come la vigna, nasce dal silenzio del sottosuolo, attraversa la fatica delle stagioni e si trasforma grazie alla cura dell’uomo. Da questo dialogo profondo prende forma il mio lavoro, che si fa simbolo e promessa, tradotto in uno slogan che non è solo parola, ma dichiarazione d’amore: nati dalla stessa terra.
In questa ceramica ho cercato di racchiudere il respiro della natura, la memoria delle mani che coltivano e modellano e la poesia di un’origine condivisa, dove il vino e l’argilla raccontano la stessa storia con linguaggi diversi, ma con identica anima.

